In questi giorni tutti avranno potuto ammirare le 7 immagini dello scandalo: la surreale “apparizione” dei faraglioni di fronte alla spiaggia della Feniglia all’Argentario, spuntoni di roccia di importazione, la “scomparsa” di Palazzo Vecchio da Piazzale Michelangelo, fino al clamoroso minestrone di opere d’arte di Firenze e Pisa (per buona pace dello storico campanilismo toscano). Il tutto adulterato da effetti stile Instagram, cieli post atomici e vapori dall’aspetto poco salutare. Panorami che nessun turista mai vedrà in Toscana (fortunatamente!).

Questo è il risultato di costosissimi ritocchi di Photoshop, pagati 100.000 euro pubblici per la “creatività”, da sommare ad 1,5 milioni di budget per due anni di campagna pubblicitaria in tutto il mondo per il discusso progetto “Divina Toscana”, che avrebbe dovuto rappresentare la regione Toscana in occasione della Borsa Internazionale Del Turismo 2014, in programma dal 13 al 15 febbraio.

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Come poteva accadere solo in Italia, il primo a contestare le immagini è stato proprio il Governatore della Regione Toscana, Enrico Rossi, che “naturalmente” era assente al momento della presentazione dell’agenzia e che tramite facebook ha dichiarato  «Anche se la campagna promozionale turistica l’abbiamo fatta noi, anche se dicono che costa poco e sarà efficace, a me questa “Toscana Taroccata” non piace proprio per niente. Io amo la Toscana così com’è».

Su Internet l’hashtag #ToscanaTaroccata ha spopolato, tra le polemiche e le lamentele di associazioni, politici, e ovviamente, dei toscani, al punto che oggi, all’inaugurazione della BIT di Milano, le costosissime immagini sono state RIMOSSE dallo stand.

L’assessore al Turismo della Regione Toscana Cristina Scaletti ha serenamente annunciato così la sospensione: «D’intesa con il presidente Rossi la nuova campagna di immagine è stata messa in una fase di attesa e riflessione, che svilupperemo nei giorni a venire in modo costruttivo e utile per la ricerca della soluzione ottimale».

Il risultato è che una Toscana la cui economia è costantemente martoriata dalla contraffazione straniera (dall’olio al tessile, dalla pelletteria ai gioielli) è incappata nel tragico destino di essere auto-contraffatta da chi dovrebbe tutelarne la genuina bellezza.

La nostra riflessione non vuole attaccare l’agenzia Ls&Blu di Roma, artefice della campagna, che in fondo ha presentato un progetto (seppur dal risultato nefasto) all’agenzia Toscana Promozione (soggetto pubblico per il sostegno dell’economia regionale), è stata scelta tra altre 50 agenzie, ha vinto la gara e lo ha eseguito, ma è rivolta a chi ha approvato, accettato, avvallato, fatto stampare, e poi ha contestato le immagini.

Chi ha pagato? Come sempre NOI!