In un articolo leggermente tecnico come questo è fondamentare fare un passo indietro prima di addentrarci nel vivo della questione. Innanzitutto cos’è Netflix? Stiamo parlando di una piattaforma di streaming TV che esiste da un decennio negli USA ed in molti altri Paesi del mondo e che solo pochi giorni fa è stata lanciata ufficialmente anche in Italia.

Su Netflix possiamo vedere, con un abbonamento che parte da 6€ al mese, tutte le Serie TV ed i Film che vogliamo (disponibili nel catalogo); tale applicazione la possiamo scaricare direttamente sui nostri smartphone, su PC, Mac, sulle console da gioco e, addirittura sulle Smart TV.

Prima SkyOnline, poi Mediaset Premium, ora Netflix e Youtube Red (la versione di Youtube a pagamento). E’ chiaro ed evidente che le persone si stanno spostando dalla visione della semplice TV da salotto, a dei contenuti On Demand di qualità, in alta risoluzione. Si è aperto uno scenario completamente nuovo anche per chi precedentemente era abituato a fare pubblicità solo ed esclusivamente sulle reti Nazionali; adesso, infatti, la maggior parte delle grandi aziende già ha spostato una buona parte dei loro investimenti pubblicitari su questi servizi online (con degli spot da mostrare prima della riproduzione dei video).

Sebbene Mediaset Premium, SkyOnline e Netflix già offrivano dei servizi di streaming a pagamento, Youtube fino ad oggi era una piattaforma video (la più conosciuta ed usata al mondo) completamente gratuita, ma con spot pubblicitari che di tanto in tanto compativano prima dei video. Da oggi, invece, anche Google ha deciso di cambiare marcia ed ha introdotto Youtube Red che altro non è che un’estensione – a pagamento – di Youtube.

L’abbonamento a Youtube Red costerà circa 10€ al mese e permetterà di accedere a tutta una serie di servizi esclusivi come:

  • Salvare i video offline
  • Eliminare le pubblicità ad inizio video
  • Sfruttare il nuovo servizio Youtube Music (una sorta di Spotify – magari in un articolo a parte spiegheremo cos’è -)
  • Vedere dei film e/o serie TV

A parte tutti i servizi online già esistenti citati sopra, la mossa di Youtube è emblematica e sicuramente segnerà un punto fermo nella storia. Se un colosso come Google ha deciso di andare in questa direzione è perché sa benissimo che da qui a qualche anno ci saranno sempre più persone che abbandoneranno la TV classica e si affideranno a contenuti esclusivamente in streaming.

A partire da oggi, quindi, si accettano scommesse su chi, secondo voi, sarà il re incontrastato dello streaming online: Netflix, Youtube Red o servizi nostrani come SkyOnline e/o Mediaset Premium?

Il web accelera grazie a Accelerated Mobile Pages il nuovo progetto made in #Google che permetterà di aprire le pagine web in frazioni di secondo.

Sappiamo bene che avere un sito lento significa frustrazione nella navigazione da parte dei nostri utenti ed è per questo che BigG ci tende la mano e sviluppa un framework chiamato AMP HTML grazie al quale il web potrebbe completamente cambiare.

Per provare con le vostre mani questa nuova tecnologia (che è in prova solo da grandi colossi in partnership con Google) provate a seguire questi 3 semplici passi dal vostro smartphone:

1. Visitate da smartphone il link http://g.co/ampdemo
2. Cercate contenuti da La Stampa
3. Aprite uno degli articoli proposti nella sezione Prima pagina ed effettuate uno swipe a destra o sinistra per spostarvi tra i contenuti

Noterete che il caricamento dei contenuti è istantaneo, come se stesse leggendo un libro sul vostro dispositivo. Non vi accorgerete nemmeno di essere sul web.

Come sapete i siti che proponiamo ai nostri clienti sono basati su #Wordpress, una piattaforma riconosciuta a livello mondiale per sicurezza, stabilità e velocità. Ebbene, anche WordPress si sta adeguando a questa tecnologia, quindi ben presto anche i vostri siti – grazie a noi – saranno fruibili in maniera istantanea.

Se volete saperne di più vi consigliamo la lettura del blog di Google a questo link -> https://googleblog.blogspot.it/2015/10/introducing-accelerated-mobile-pages.html

Dai totem che emanano le fragranze nei centri commerciali, alle e-mail olfattive: cade l’ultima barriera della comunicazione!

A breve infatti potremo spedire gli “odori”!

Pare che gli sviluppatori stiano lavorando ad un dispositivo hardware con app inclusa per inviare l’odore al destinatario della nostra comunicazione-

Si chiama oPhone e si connette all’iPhone. L’esperimento è già perfettamente riuscito con uno scambio di e-mail tra Parigi e New York.

Il lancio è previsto per il 2015 e pare che avrà un costo piuttosto abbordabile di 199 dollari.

L’idea è di David Edwards: ciascun oPhone contiene quattro oChip con 32 essenze diverse che combinate tra loro potranno riprodurre oltre 300 mila profumi differenti

… per la gioia delle aziende alimentari e cosmetiche!

In uno degli articoli precedenti ho avuto modo di parlare delle numerose implicazioni e degli scenari che ha aperto, e continuerà in futuro ad aprire la diffusione dei metodi e delle tecnologie digitali in tutti i campi della vita e dell’economia.

Ebbene, se esiste oggi una cosa in grado di sintetizzare certi cambiamenti, questo è senza ombra di dubbio la stampante 3d.

La stampante 3d assomma in sé tutte le virtù proprie dello strumento del futuro.

  • Il vantaggio della produzione digitale e just in time. Produzione su piccola scala, e su ordinazione;
  • Il vantaggio “ecologico”. Produzione di un oggetto direttamente a casa propria, senza trasporti e spostamenti di persone e merci in quantità;
  • Il vantaggio “creativo”. Ciascuno puo’ produrre autonomamente,  e modificare un manufatto nuovo, migliore del precedente e soprattutto condividere le conoscenze e gli strumenti progettuali per realizzarlo.

Come funzionano queste macchine?

In apparenza non differiscono molto dalle classiche stampanti che abbiamo a casa. Ma anziché avere cartucce di inchiostro si caricano con bobine di plastica ABS. Una sorta di cavo di plastica arrotolato.

La testa di stampa su muove lungo le tre dimensioni e fonde il “cavo” seguendo il modello 3d inviato in stampa, creando così l’oggetto.

Basta digitare il termine di ricerca “stampa 3d” per rendersi conto di quanto velocemente questa tecnologia stia prendendo piede. E’ il corpo di un iceberg di cui solo una piccola punta ad oggi è affiorata e giunta alla conoscenza del pubblico.

Possiamo addirittura dire che lo sviluppo del prodotto sta procedendo ad una velocità molto superiore rispetto alla consapevolezza dell’incredibile possibilità di innovazione che potrebbe portare.

Io stesso sono alcuni anni che seguo questo nascente settore, a partire dalla creazione delle prime macchine , come per esempio #Makerbot. Ma sinceramente non mi è stato chiara da subito quale fosse l’utilità reale della macchina.

Ricercando immagini su google, ma anche leggendo quanto scritto su molti siti di produttori e venditori di macchine troverete oggetti vari: scacchi, mattoncini lego, statuine,  maschere, braccialetti e soprammobili. Tutte cose intuitivamente associabili al campo del “futile e dilettevole”.

E quindi? Cosa ce ne facciamo di questa macchina? Molte piu cose di quelle che possiamo immaginare. Ovviamente un macchinario del genere è manna dal cielo per architetti e designer, tanto per cominciare.

Ma non solo..

Possiamo ricostruire un componente plastico che sì è danneggiato, scaricando il file da banche dati di modelli 3d e producendolo in casa. Soprattutto quei piccoli elementi non aggiustabili, non acquistabili se non in grandi quantità, e di valore irrisorio rispetto a quanto ci costerebbe farceli arrivare.

Le case produttrici, per esempio, di elettrodomestici potranno fare una sorta di assistenza online, semplicemente pubblicando i modelli da scaricare , degli elementi plastici che si danneggiano.

Nel campo medico e dentale si possono creare protesi e simili in digitale.

E chiunque può produrre (e vendere!!) senza alcun investimento un qualsiasi oggetto di sua invenzione, sia esso di tipo ornamentale o tecnico , dando sfogo alla propria immaginazione e….facendo prenderle forma!!

La primavera è arrivata e l’estate è, oramai, alle porte. E’ tempo di uscire di casa e fare un po’ di sport per prepararsi alla prova costume del 2014. Anche in questo caso i nostri smartphone possono aiutarci a raggiungere gli obiettivi prefissati con una serie infinita di applicazioni volte al benessere psico-fisico.

In particolare parliamo della gamma di applicazioni Runtastic, un vero e proprio personal trainer sempre a portata di mano, o meglio, a portata di click. Per chi ama correre, per esempio, troviamo Runtastic GPS Running che, grazie al GPS integrato nello smartphone e ad un cardiofrequenzimetro, è in grado di analizzare tutti i nostri allenamenti riportando grafici di percorso, velocità massima, media, minima, battito cardiaco e molto altro ancora.

Non solo corsa, ma anche ciclismo, passeggiata, sci… c’è davvero un’applicazione per ogni singolo sport, in grado di aiutarci e guidarci nel lungo percorso che ci separa dalla forma fisica perfetta.

Per chi ama allenarsi a casa, invece, troviamo le app Runtastic Six Pack, Squat Trainer, Push Up e molte altre in grado di guidarci in allenamenti relativi ai vari gruppi muscolari come gambe, addome, braccia, petto etc…

Siccome bisogna sì allenarsi, ma in sicurezza, c’è anche Runtastic Heart Rate Monitor, un’applicazione che, grazie alla fotocamera ed il led flash del nostro smartphone, è in grado di rilevare il proprio battito cardiaco; informazione fondamentale per capire se il nostro cuore è più o meno affaticato.

Beh, noi gli spunti ve li abbiamo dati. Le applicazioni a supporto ci sono. Dovete solo aprire lo store del vostro smartphone, cercare la parola chiave “Runtastic”, scaricare quelle di vostro interesse ed iniziare ad allenarvi.

Che cos’è un sistema modulare? E’ un sistema complesso formato da MODULI, cioè da componenti indipendenti ed interconnessi tra loro che operano in sinergia per il suo funzionamento generale. Il concetto di modularità è sempre più applicato in tutti i campi. A livello di sistemi organizzativi, in strutture architettoniche, nell’arredo e nella tecnologia.

Concepire e creare cose dotate di tale caratteristica strutturale consente infatti di rispondere alle richieste di un mondo votato ai mutamenti repentini, alla differenziazione e al riutilizzo dei materiali e delle risorse.

Quali sono i vantaggi della modularità?

La flessibilità e il riutilizzo. Pensiamo a mobili ai quali si possono “agganciare” o “sganciare” pezzi in base alle caratteristiche dell’abitazione. O addirittura a moduli abitativi variabili in base al numero degli inquilini!!

L’economicità e l’eco-compatibilità. In un oggetto composto da pezzi universali ed intercambiabili,  non occorre buttare via tutto,  ma basta sostituire il pezzo non funzionante per prolungarne la vita.

La semplicità di assemblaggio e la personalizzazione. Grazie a sistemi di aggancio semplici, ognuno può “costruirsi” un oggetto  modellandone le caratteristiche secondo gusti ed esigenze.

La ricerca nel campo tecnologico,  negli ultimi mesi , ha visto nascere  due nuovi prodotti basati proprio sul concetto di modularità.

PROJECT CHRISTINE. Ideato e prodotto dalla Razer, è l’ultimo ritrovato nel mondo dei pc assemblati. Da oggi la possibilità di poter creare un computer veramente “personal” non è più privilegio di pochi “tecnici”, ma è alla portata di tutti. Un sostegno centrale e semplici interfaccia ad incastro,  consentono di montare e smontare i componenti come mattoncini Lego…

http://www.razerzone.com/christine

PHONEBLOCKS. Il cellulare che si assembla! Anche in questo caso abbiamo un alloggiamento centrale a cui è possibile aggiungere batteria, ottica, schermo, memoria. La sfida, lanciata del designer Olandese Dave Hakkens è stata raccolta da Motorola che ha annuciato di voler produrre i componenti per la realizzazione del Phoneblock.

http://www.smartweek.it/phoneblocks-lo-smartphone-assemblabile/

http://www.tuttoandroid.net/news/motorola-project-ara-smartphone-modulari-assemblabili-152718/

Curiosi??  Benissimo…allora buon divertimento. Perché questo è solo l’inizio di una nuova era!

Un anno, questo 2014, leggermente sottotono per il Mobile Word Congress di Barcellona, dove non s’è visto nulla di davvero innovativo, almeno per quanto riguarda il comparto smartphone. Le aziende leader nel settore dell’elettronica di consumo hanno puntato tutto sugli “indossabili”, aggeggi super-tecnologici (come bracciali ed orologi) che monitorano costantemente tutte le nostre attività quotidiane per poi riportare tutti i dati in un’applicazione da installare, o preinstallata, sullo smartphone.

Group_Gear-2-Gear-2-Neo

Tra queste aziende figura sicuramente Samsung che ha presentato, oltre al Galaxy S5, anche due versioni di smartwatch (Gear 2 e Gear 2 Neo) ed un bracciale con tanto di display touch curvo (Gear Fit).

samsung_gear_fitMa a parte questa breve parentesi, tutti i riflettori erano puntati proprio sul nuovo smartphone top di gamma firmato Samsung. Parliamo del Galaxy S5 naturale successore del Galaxy S4. Quello che ci ha colpito di più di questo nuovo gioiellino è sicuramente la certificazione IP67 per la resistenza a polvere e umidità: in pratica potremmo usarlo anche sotto la pioggia, ma non sott’acqua. Un’altra caratteristica degna di nota risiede nel nuovo sensore della fotocamera da ben 16Mpx in grado di mettere a fuoco in soli 0.3 secondi.

Il display resta un Full HD con risoluzione da 1920×1080 pixel, ma viene “allungato” a 5.1 pollici. La cosa che più ci fa storcere il naso e che, probabilmente, è stata causata dall’ampliamento della diagonale del display unitamente alla capacità di 2.800mAh della batteria, la ritroviamo nelle dimensioni del dispositivo. Più spesso, più alto, più largo e persino più pesante del precedente modello. Un forte passo indietro per l’azienda coreana che sicuramente non piacerà agli amanti dei dispositivi “smart”.

Per quanto riguarda l’estetica, quindi, non notiamo grossi cambiamenti, che emergono solo sulla scocca posteriore, con un nuovo design traforato ed un sensore, di fianco il flash led della fotocamera, per il rilevamento del battito cardiaco.

Le ultime due novità che vi segnaliamo, secondo i più maliziosi, sono palesemente riprese dall’azienda di Cupertino, Apple. Parliamo del sensore di impronte digitali posizionato sul tasto home e della nuova colorazione in oro del device. Per saperne di più e poterlo toccare con mano bisognerà attendere il prossimo 11 Aprile, data ufficiale in cui sarà rilasciato il dispositivo nei principali paesi mondiali tra cui figura anche l’Italia.

 

La storia, la vita, la natura, l’economia. Fin da piccoli ci è stato insegnato, nelle scuole e nelle chiese, sul lavoro e sui giornali, il concetto di linearità del tempo. Questa è una delle peculiarità fondamentali che contraddistingue noi nati in Occidente.

Il tempo è una linea. Una linea che va verso la resurrezione, verso la rivoluzione, verso la produzione e la crescita del PIL. Sempre e comunque. Persino il concetto stesso di “Occidente” si basa su un concetto di spazio piano e lineare che va da un “di qua” a un “di là”, e poi o si ferma o ritorna indietro ripristinando in toto una condizione di partenza.

E invece no. La Terra è una palla che gira. Che ha dei cicli. E a parte noi, tutte le culture ragionano in senso ciclico.

Esistono vari cicli di diversa natura che hanno ampiezza differente. Ci sono i cicli micro e macroeconomici. Possono durare anche solo poche ore , come quelli della Borsa o qualche anno.

E poi ci sono cicli lunghissimi che possono durare secoli. Si chiamano cicli tecnologici. Quando uno di questi arriva al suo compimento e cambio di rotta, gli altri cicli vengono alterati per sempre e tutto cambia. Quando si inverte un ciclo tecnologico, nulla è più come prima.

Più di 500 anni fa ci pensò un signore tedesco. Egli ebbe la pensata di sintetizzare, scomporre e riprodurre tutti i libri del mondo in 24 caratteri mobili intercambiabili.

E’ la nascita della stampa.

Grazie alla stampa le informazioni poterono girare per il mondo ad una velocità e su una scala che impensabile fino ad allora.

Senza la stampa non avremmo avuto la riforma protestante, la rivoluzione francese, e soprattutto, la nascita dell’industria.

Un’industria basata sullo stesso sistema di quel telaio mobile.

Creo un impianto con un investimento iniziale, e questo impianto mi consente di riprodurre infiniti pezzi standard a costi marginali sempre più bassi. Più è ingente l’investimento, più sono “grosso”, più produco pezzi a minor costo, e così…vinco! Vinco in un mondo in cui produrre e consumare assurge a legge della natura.

E poi cosa è successo?

Dopo 500 anni è successo che alcuni “nerds”  hanno acceso il primo computer. Una macchina in grado di processare informazioni ad una velocità e su una scala impensabile prima.

E’ l’inizio della rivoluzione digitale. Una rivoluzione volta a scardinare quel sistema produttivo a cui eravamo abituati ed intorno al quale eravamo abituati a vivere.

Quello stato di evidente decadimento lo abbiamo subito tutti, e di colpo. Decadimento che in realtà era in corso da due decenni e non lo abbiamo percepito solo perché quel dinosauro destinato all’estinzione era mantenuto in vita da una sorta di polmone d’acciaio. La finanza.

Che cosa cambia? Cambia tutto.

Prima per costruire un qualsiasi oggetto dovevi fare un impianto ed essere grosso per vincere. Oggi no. Oggi vince chi produce e vende  in modo differenziato e su piccola scala. Perde chi non può far altro che produrre e consumare, vince chi ottimizza e non butta niente. Perde chi è costretto a guadagnare tanto , vince chi costa poco. Perde chi è costretto a comprare un oggetto, vince chi accede alle informazioni per imparare a produrselo. Perde chi di queste informazioni cerca di ostacolare il percorso. Vince chi le favorisce e le condivide. Perde chi crede nel profitto di uno a scapito di 1000, vince che mette al centro di tutto il benessere di ciascuno, .

Perde il grosso, vince il piccolo.

Questo è il video di una lungimirante pubblicità Microsoft. C’è tutto il senso della rivoluzione digitale. In un concetto breve.

Il tuo potenziale, la nostra passione.

E c’è anche chi è riuscito a riassumere questo concetto in modo ancora più sintetico, addirittura con una singola lettera dell’alfabeto: “I”.

Nonostante continui a zoppicare in borsa, facendo tremare i suoi azionisti con un -8%, l’azienda di Cupertino nella giornata di ieri ha pubblicato i risultati finanziari del primo trimestre fiscale del 2014 registrando numeri record.

Si parla di uno dei trimestri più floridi di sempre per Apple, anche se bisogna tenere conto del fatto che esso include il periodo delle festività Natalizie il quale, si sà, porta molto denaro nelle tasche dei colossi dell’elettronica di consumo.

Ma bando alle ciance, diamo uno sguardo ai numeri annunciati ieri in conferenza stampa dal CEO dell’azienda Tim Cook:

  • Ricavi: 57,6 miliardi di dollari
  • Utile netto : 13,1 miliardi di dollari
  • Unità iPhone : 51 milioni
  • Unità iPad : 26 milioni
  • Unità Mac : 4,8 milioni

apple_q1_2014_finanza

Questi sono i guadagni raggiunti grazie alla vendita di ben 26 milioni di iPad (rispetto ai circa 23 milioni venduti nello stesso periodo del 2013) e 51 milioni di iPhone (rispetto ai 47,8 milioni venduti nello stesso periodo del 2013).

Anche la gamma Mac non ha deluso le aspettative ed è andata contro tendenza in un mercato che vede le vendite del PC in forte calo oramai da diversi anni. Sono stati vendute, infatti, ben 4,8 milioni di unità rispetto ai 4,06 milioni del precedente anno.

Infine, ecco le parole di soddisfazione espresse da Tim Cook:

Siamo davvero felici per i nostri record di vendite con iPhone e iPad, le forti performance dei nostri Mac, e la continua crescita di iTunes ed altri servizi. Amiamo avere clieti soddisfatti, leali e impegnati, continuiamo ad investire pesantemente nel nostro futuro, per rendere l’esperienza con prodotti e servizi offerti, sempre migliore.

#epicfail, letteralmente significa un fallimento epico. Straordinario accostamento di parole, una negativa “fallimento”, e un’altra apparentemente positiva racchiusa nel senso di “epicità” ossia qualcosa che passa alla storia. Naturalmente passare alla storia per uno scivolone non è esattamente la cosa migliore che ci si possa augurare.

Non ne è immune nessuno, nemmeno Guido Barilla che, a settembre, fece commenti negativi sulle coppie gay. Forse non ne saremo immuni nemmeno noi, e ciò conforta ancor di più la tesi che sostiene la delicatezza dell’attività sociale sul web.

Entrare in contatto, nei casi fortunati, in modo empatico con i “fan” è un’opportunità che può spesso trasformarsi in svantaggio.

 

Barilla-Epic-Fail

La smania di notorietà che induce alla caccia di “Like” e commenti, pur di essere letti per narcisismo può portare, appunto, all’epicfail. Prudenza, dunque. Oltre alla prudenza, che induce a non parlare se non si è sicuri di ciò che si dice, si raccomanda anche la sinteticità.

Appare strano, inoltre, che una quindicina di anni fa, ai tempi della prima generazione del web content management, per norma, non era consigliata una comunicazione “negativa”, cioè quella che antepone il “NON”  ad una locuzione. Il lemma “NON” era quasi vietato. Oggi invece, pare che, la buona strategia di social media marketing raccomandi di “postare” declinando ciò che…NON va fatto, cioè di comunicare al “negativo”.

Ecco perciò che vi forniamo un elenco di cose da NON fare, sperando che, qualora decidiate di essere “gestori della vostra immagine digitale”, non facciate scivoloni che possano diventare epici.

NON siate smaniosi di like e commenti, rischiando scivoloni. Soprattutto, sappiate che, ciascuno viene ricordato più facilmente per le performance negative che per quelle positive

  • NON fallite sulla grammatica, per carità, soprattutto se amate parlare molto. E’ perdonato l’errore di battitura, anzi potrebbe dare il senso dell’originalità dei contenuti.
  • NON sfruttate disgrazie umane per digitare #hashtag diffusi per questioni commerciali.
  • NON rispondete in maniera maldestra ai commenti in ogni caso, ma ancor di più se non siete opinionisti e volete pubblicizzare un’azienda. Attenzione ai punti elenco possono indisporre.

MA SOPRATTUTTO EVITATE azioni scoordinate tra i diversi settori aziendali.

Scegliete chi risponde ai messaggi aziendali sia sulla pagina aziendale che su quelle di entourage. In via di principio, parlate e date indicazioni solo se siete sicuri di ciò che dite. Verificate, verificate, verificate ogni parola digitata.

Infine, gli elenchi al negativo valgono sul web, ma non nelle interlocuzioni vis-à-vis! Siate positivi ed ottimisti, sempre!