La storia, la vita, la natura, l’economia. Fin da piccoli ci è stato insegnato, nelle scuole e nelle chiese, sul lavoro e sui giornali, il concetto di linearità del tempo. Questa è una delle peculiarità fondamentali che contraddistingue noi nati in Occidente.

Il tempo è una linea. Una linea che va verso la resurrezione, verso la rivoluzione, verso la produzione e la crescita del PIL. Sempre e comunque. Persino il concetto stesso di “Occidente” si basa su un concetto di spazio piano e lineare che va da un “di qua” a un “di là”, e poi o si ferma o ritorna indietro ripristinando in toto una condizione di partenza.

E invece no. La Terra è una palla che gira. Che ha dei cicli. E a parte noi, tutte le culture ragionano in senso ciclico.

Esistono vari cicli di diversa natura che hanno ampiezza differente. Ci sono i cicli micro e macroeconomici. Possono durare anche solo poche ore , come quelli della Borsa o qualche anno.

E poi ci sono cicli lunghissimi che possono durare secoli. Si chiamano cicli tecnologici. Quando uno di questi arriva al suo compimento e cambio di rotta, gli altri cicli vengono alterati per sempre e tutto cambia. Quando si inverte un ciclo tecnologico, nulla è più come prima.

Più di 500 anni fa ci pensò un signore tedesco. Egli ebbe la pensata di sintetizzare, scomporre e riprodurre tutti i libri del mondo in 24 caratteri mobili intercambiabili.

E’ la nascita della stampa.

Grazie alla stampa le informazioni poterono girare per il mondo ad una velocità e su una scala che impensabile fino ad allora.

Senza la stampa non avremmo avuto la riforma protestante, la rivoluzione francese, e soprattutto, la nascita dell’industria.

Un’industria basata sullo stesso sistema di quel telaio mobile.

Creo un impianto con un investimento iniziale, e questo impianto mi consente di riprodurre infiniti pezzi standard a costi marginali sempre più bassi. Più è ingente l’investimento, più sono “grosso”, più produco pezzi a minor costo, e così…vinco! Vinco in un mondo in cui produrre e consumare assurge a legge della natura.

E poi cosa è successo?

Dopo 500 anni è successo che alcuni “nerds”  hanno acceso il primo computer. Una macchina in grado di processare informazioni ad una velocità e su una scala impensabile prima.

E’ l’inizio della rivoluzione digitale. Una rivoluzione volta a scardinare quel sistema produttivo a cui eravamo abituati ed intorno al quale eravamo abituati a vivere.

Quello stato di evidente decadimento lo abbiamo subito tutti, e di colpo. Decadimento che in realtà era in corso da due decenni e non lo abbiamo percepito solo perché quel dinosauro destinato all’estinzione era mantenuto in vita da una sorta di polmone d’acciaio. La finanza.

Che cosa cambia? Cambia tutto.

Prima per costruire un qualsiasi oggetto dovevi fare un impianto ed essere grosso per vincere. Oggi no. Oggi vince chi produce e vende  in modo differenziato e su piccola scala. Perde chi non può far altro che produrre e consumare, vince chi ottimizza e non butta niente. Perde chi è costretto a guadagnare tanto , vince chi costa poco. Perde chi è costretto a comprare un oggetto, vince chi accede alle informazioni per imparare a produrselo. Perde chi di queste informazioni cerca di ostacolare il percorso. Vince chi le favorisce e le condivide. Perde chi crede nel profitto di uno a scapito di 1000, vince che mette al centro di tutto il benessere di ciascuno, .

Perde il grosso, vince il piccolo.

Questo è il video di una lungimirante pubblicità Microsoft. C’è tutto il senso della rivoluzione digitale. In un concetto breve.

Il tuo potenziale, la nostra passione.

E c’è anche chi è riuscito a riassumere questo concetto in modo ancora più sintetico, addirittura con una singola lettera dell’alfabeto: “I”.