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In uno degli articoli precedenti ho avuto modo di parlare delle numerose implicazioni e degli scenari che ha aperto, e continuerà in futuro ad aprire la diffusione dei metodi e delle tecnologie digitali in tutti i campi della vita e dell’economia.

Ebbene, se esiste oggi una cosa in grado di sintetizzare certi cambiamenti, questo è senza ombra di dubbio la stampante 3d.

La stampante 3d assomma in sé tutte le virtù proprie dello strumento del futuro.

  • Il vantaggio della produzione digitale e just in time. Produzione su piccola scala, e su ordinazione;
  • Il vantaggio “ecologico”. Produzione di un oggetto direttamente a casa propria, senza trasporti e spostamenti di persone e merci in quantità;
  • Il vantaggio “creativo”. Ciascuno puo’ produrre autonomamente,  e modificare un manufatto nuovo, migliore del precedente e soprattutto condividere le conoscenze e gli strumenti progettuali per realizzarlo.

Come funzionano queste macchine?

In apparenza non differiscono molto dalle classiche stampanti che abbiamo a casa. Ma anziché avere cartucce di inchiostro si caricano con bobine di plastica ABS. Una sorta di cavo di plastica arrotolato.

La testa di stampa su muove lungo le tre dimensioni e fonde il “cavo” seguendo il modello 3d inviato in stampa, creando così l’oggetto.

Basta digitare il termine di ricerca “stampa 3d” per rendersi conto di quanto velocemente questa tecnologia stia prendendo piede. E’ il corpo di un iceberg di cui solo una piccola punta ad oggi è affiorata e giunta alla conoscenza del pubblico.

Possiamo addirittura dire che lo sviluppo del prodotto sta procedendo ad una velocità molto superiore rispetto alla consapevolezza dell’incredibile possibilità di innovazione che potrebbe portare.

Io stesso sono alcuni anni che seguo questo nascente settore, a partire dalla creazione delle prime macchine , come per esempio #Makerbot. Ma sinceramente non mi è stato chiara da subito quale fosse l’utilità reale della macchina.

Ricercando immagini su google, ma anche leggendo quanto scritto su molti siti di produttori e venditori di macchine troverete oggetti vari: scacchi, mattoncini lego, statuine,  maschere, braccialetti e soprammobili. Tutte cose intuitivamente associabili al campo del “futile e dilettevole”.

E quindi? Cosa ce ne facciamo di questa macchina? Molte piu cose di quelle che possiamo immaginare. Ovviamente un macchinario del genere è manna dal cielo per architetti e designer, tanto per cominciare.

Ma non solo..

Possiamo ricostruire un componente plastico che sì è danneggiato, scaricando il file da banche dati di modelli 3d e producendolo in casa. Soprattutto quei piccoli elementi non aggiustabili, non acquistabili se non in grandi quantità, e di valore irrisorio rispetto a quanto ci costerebbe farceli arrivare.

Le case produttrici, per esempio, di elettrodomestici potranno fare una sorta di assistenza online, semplicemente pubblicando i modelli da scaricare , degli elementi plastici che si danneggiano.

Nel campo medico e dentale si possono creare protesi e simili in digitale.

E chiunque può produrre (e vendere!!) senza alcun investimento un qualsiasi oggetto di sua invenzione, sia esso di tipo ornamentale o tecnico , dando sfogo alla propria immaginazione e….facendo prenderle forma!!

La storia, la vita, la natura, l’economia. Fin da piccoli ci è stato insegnato, nelle scuole e nelle chiese, sul lavoro e sui giornali, il concetto di linearità del tempo. Questa è una delle peculiarità fondamentali che contraddistingue noi nati in Occidente.

Il tempo è una linea. Una linea che va verso la resurrezione, verso la rivoluzione, verso la produzione e la crescita del PIL. Sempre e comunque. Persino il concetto stesso di “Occidente” si basa su un concetto di spazio piano e lineare che va da un “di qua” a un “di là”, e poi o si ferma o ritorna indietro ripristinando in toto una condizione di partenza.

E invece no. La Terra è una palla che gira. Che ha dei cicli. E a parte noi, tutte le culture ragionano in senso ciclico.

Esistono vari cicli di diversa natura che hanno ampiezza differente. Ci sono i cicli micro e macroeconomici. Possono durare anche solo poche ore , come quelli della Borsa o qualche anno.

E poi ci sono cicli lunghissimi che possono durare secoli. Si chiamano cicli tecnologici. Quando uno di questi arriva al suo compimento e cambio di rotta, gli altri cicli vengono alterati per sempre e tutto cambia. Quando si inverte un ciclo tecnologico, nulla è più come prima.

Più di 500 anni fa ci pensò un signore tedesco. Egli ebbe la pensata di sintetizzare, scomporre e riprodurre tutti i libri del mondo in 24 caratteri mobili intercambiabili.

E’ la nascita della stampa.

Grazie alla stampa le informazioni poterono girare per il mondo ad una velocità e su una scala che impensabile fino ad allora.

Senza la stampa non avremmo avuto la riforma protestante, la rivoluzione francese, e soprattutto, la nascita dell’industria.

Un’industria basata sullo stesso sistema di quel telaio mobile.

Creo un impianto con un investimento iniziale, e questo impianto mi consente di riprodurre infiniti pezzi standard a costi marginali sempre più bassi. Più è ingente l’investimento, più sono “grosso”, più produco pezzi a minor costo, e così…vinco! Vinco in un mondo in cui produrre e consumare assurge a legge della natura.

E poi cosa è successo?

Dopo 500 anni è successo che alcuni “nerds”  hanno acceso il primo computer. Una macchina in grado di processare informazioni ad una velocità e su una scala impensabile prima.

E’ l’inizio della rivoluzione digitale. Una rivoluzione volta a scardinare quel sistema produttivo a cui eravamo abituati ed intorno al quale eravamo abituati a vivere.

Quello stato di evidente decadimento lo abbiamo subito tutti, e di colpo. Decadimento che in realtà era in corso da due decenni e non lo abbiamo percepito solo perché quel dinosauro destinato all’estinzione era mantenuto in vita da una sorta di polmone d’acciaio. La finanza.

Che cosa cambia? Cambia tutto.

Prima per costruire un qualsiasi oggetto dovevi fare un impianto ed essere grosso per vincere. Oggi no. Oggi vince chi produce e vende  in modo differenziato e su piccola scala. Perde chi non può far altro che produrre e consumare, vince chi ottimizza e non butta niente. Perde chi è costretto a guadagnare tanto , vince chi costa poco. Perde chi è costretto a comprare un oggetto, vince chi accede alle informazioni per imparare a produrselo. Perde chi di queste informazioni cerca di ostacolare il percorso. Vince chi le favorisce e le condivide. Perde chi crede nel profitto di uno a scapito di 1000, vince che mette al centro di tutto il benessere di ciascuno, .

Perde il grosso, vince il piccolo.

Questo è il video di una lungimirante pubblicità Microsoft. C’è tutto il senso della rivoluzione digitale. In un concetto breve.

Il tuo potenziale, la nostra passione.

E c’è anche chi è riuscito a riassumere questo concetto in modo ancora più sintetico, addirittura con una singola lettera dell’alfabeto: “I”.

Nonostante continui a zoppicare in borsa, facendo tremare i suoi azionisti con un -8%, l’azienda di Cupertino nella giornata di ieri ha pubblicato i risultati finanziari del primo trimestre fiscale del 2014 registrando numeri record.

Si parla di uno dei trimestri più floridi di sempre per Apple, anche se bisogna tenere conto del fatto che esso include il periodo delle festività Natalizie il quale, si sà, porta molto denaro nelle tasche dei colossi dell’elettronica di consumo.

Ma bando alle ciance, diamo uno sguardo ai numeri annunciati ieri in conferenza stampa dal CEO dell’azienda Tim Cook:

  • Ricavi: 57,6 miliardi di dollari
  • Utile netto : 13,1 miliardi di dollari
  • Unità iPhone : 51 milioni
  • Unità iPad : 26 milioni
  • Unità Mac : 4,8 milioni

apple_q1_2014_finanza

Questi sono i guadagni raggiunti grazie alla vendita di ben 26 milioni di iPad (rispetto ai circa 23 milioni venduti nello stesso periodo del 2013) e 51 milioni di iPhone (rispetto ai 47,8 milioni venduti nello stesso periodo del 2013).

Anche la gamma Mac non ha deluso le aspettative ed è andata contro tendenza in un mercato che vede le vendite del PC in forte calo oramai da diversi anni. Sono stati vendute, infatti, ben 4,8 milioni di unità rispetto ai 4,06 milioni del precedente anno.

Infine, ecco le parole di soddisfazione espresse da Tim Cook:

Siamo davvero felici per i nostri record di vendite con iPhone e iPad, le forti performance dei nostri Mac, e la continua crescita di iTunes ed altri servizi. Amiamo avere clieti soddisfatti, leali e impegnati, continuiamo ad investire pesantemente nel nostro futuro, per rendere l’esperienza con prodotti e servizi offerti, sempre migliore.