Ecco, direbbe chiunque: e quindi? E’ l’era degli smatphone e dei grandi cambiamenti delle nostre abitudini, non solo d’acquisto, ma anche di approvvigionamento di informazioni. Questo diverso modello di vita interessa (o dovrebbe interessare) TUTTI gli imprenditori che vogliono vendere prodotti o servizi. Le abitudini sono ovviamente rilevanti laddove è necessario capire quando, cosa e come comunicare.

Dal Google Consumer Surveys, August 2015, Smartphone Users è emerso che il 68% degli intervistati afferma di controllare il proprio telefono entro 15 minuti dal risveglio e il 30% è disposto ad ammettere di sentirsi ansioso quando non ha il telefono con sé. Altre analisi hanno dimostrato che l’87% degli intervistati ha sempre il telefono al suo fianco, di giorno e di notte (Mitek and Zogby Analytics, September 2014) e che lo controlla almeno 150 volte al giorno (Kleiner Perkins Caufield & Byers, 2013 Internet Trends Report). Altre fonti dicono che trascorriamo, in media, 177 minuti sul telefono al giorno (Flurry Analytics, Comscore, Q4 2014.) e che le sessioni durano in media 1 minuto e 10 secondi e si ripetono decine e decine di volte al dì.

(intanto – tra parentesi – diciamo che davvero son pazzi coloro che credono di prescindere dal mobile marketing, ossia dall’invio degli sms pubblicitari al tempo d’oggi)

Ora atteso il tempo (elevato) di navigazione, cerchiamo di capire quali sono questi famosi micromomenti di Google, attraverso un interrogativo che ci vedrà coinvolti in risposte più o meno unanimi: quando vediamo il cellulare? In attesa dell’autobus, o mentre siamo in vacanza e dobbiamo (velocemente) postare una foto per far vedere al mondo come siamo felici, o quando stiamo vivendo un momento da protagonisti e dobbiamo subito condividerlo… Ecco: questi momenti NON servono. La nostra attenzione in quel momento è pari a ZERO! Esistono invece altri momenti interessanti ai fini dell’engagement che sono quei momenti durante i quali ci decidiamo alle nostre scelte e ci lasciamo influenzare dai brand. Ecco: questi sì: sono i micromomenti, cioè i momenti in cui cerco, vogliamo sapere, vogliamo approfondire, vogliamo comprare.

Quali sono gli elementi interessanti di questa disamina? Vediamo che risalta: l’intento (voglio), il conteso preciso e la velocità. (Voglio sapere adesso. Non domani. Adesso è il famoso micromomento).

Grazie al mobile, i micro-momenti possono accadere in qualsiasi momento e ovunque. In quei precisi momenti, i consumatori si aspettano che i brand soddisfino i loro bisogni in tempo reale.

Un altro elemento da sottolineare, prima di passare in rassegna le misure da adottare per “beccare” il micromomento al volo, riguarda il “floor traffic”: le persone che vanno in un negozio hanno già fatto le loro ricerche on line. Se entrano è perché sanno che lì c’è qualcosa che potrebbe seriamente interessarli.

Ecco allora cosa fare:

  1. Essere presenti, così se qualcuno cerca il nostro brand, ci becca.
  2. Essere utili, scrivendo non solo qualcosa di sensato, ma anche qualcosa di risolutivo rispetto alle domande che i navigatori probabilmente si stanno ponendo.
  3. Essere veloci perché si chiamano micromomenti proprio perché sono micro. Capirete che se un’immagine ci impiega un secolo a caricarsi abbiamo perso la nostra grande occasione.

Ora, cari imprenditori, vi sembra che in questo tempo caratterizzato dalla fragilità dell’attenzione del nostro acquirente, dal tempo sempre più tiranno, dalla irreversibilità degli errori (se un sito delude, l’utente difficilmente ci ritorna) e dalla competitività sempre più accesa, credete sia il caso di mettervi a praticare da soli, senza competenze specifiche il vostro marketing? O peggio ancora, credete sia il caso di affidare il vostro marketing a chi non è in grado di aiutarvi?

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