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Dopo la pausa estiva del nostro blog, riprendiamo con un concetto relativamente nuovo (2006) che i veterani già conoscono e che magari applicano (esplicitamente o implicitamente) nelle loro gestioni quotidiane.

Perché ne parliamo? Per raccontare come funziona il social media marketing (ma non solo), affinché sia chiaro (qualora ancora non lo fosse) che ogni azione ha un peso e che per questo è preferibile scegliere un’agenzia che si occupa di gestire tutta la comunicazione per ottimizzare e massimizzare gli investimenti in comunicazione digitale.

In italiano è narrazione trasmediale. Lo dice il termine. Una forma di racconto che, attraverso vari tipi di media, perfeziona l’esperienza dell’utenza. Che paroloni, direte! Ma non è vero. Pensiamo. Quando vediamo una pubblicità, distribuita su canali diversi o in format diversi, non individuiamo sempre lo stesso “punto di entrata” per immergersi in quella narrazione? Sì, certo. La domanda è retorica, ma vediamo come applicarla e…dove applicarla! Si basa sulla ipersocialità (lo specifichiamo qualora qualcuno avesse ancora dubbi sui riflessi sociali dei social – bel gioco di parole – nelle nostre vite, laddove un soggetto si interfaccia direttamente con la produzione principale).

Studi e approfondimenti hanno consentito di individuare e ritoccare i principi del transmedia storytelling tra cui c’è la penetrabilità, cioè la voglia di un utente di saperne di più, la continuità, cioè una coerenza tra i contenuti che costruiscono una storia e la spalmabilità che non è la viralità. Perché la viralità lascia pensare che il contenuto si diffonda senza controllo, diversamente dalla spalmabilità che coinvolge il pubblico in modo attivo, l’estraibilità cioè la capacità degli utenti di estrarre dalle informazioni apprese contenuti da portare nei loro mondi. La cosa principale, in ogni caso, in questo scenario è la costruzione di una storia che si articola in varie fasi e che viene raccontata da vari media con differenti approcci… C’è la trama principale e dei retroscena che fanno scoprire altre sfaccettature di quella storia e ci sono le persone che fanno proprie quelle esperienze.

Qualche esempio? I Pokémon (gioco e film) e i reality games.

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Perché raccontarvi tutto ciò? Un’agenzia di comunicazione cosa credete che faccia? Non costruisce una storia e la distribuisce su diversi canali con diversi approcci per portare all’acquisizione di un’esperienza personalissima per il fruitore?

Ora, ci domandiamo, non vorresti conoscere quale potrebbe essere la traccia per narrare la storia e la vita della tua impresa? E quali retroscena immagi per raccogliere intorno alla tua esperienza una partecipazione attiva da parte dei tuoi clienti? Scoprilo. E’ il momento.

Precisazione: transmedialità non è crossmedialità. Transemiale è un universo unico raccontato sul web, sul catalogo e ovunque. Tutti gli elementi compongono una storia che però è accessibile anche attraverso microcontenti autoconsistenti. Questa forma di narrazione raggiunge un pubblico appartenente a luoghi diversi: lo spettatore può scoprire la storia, per esempio sul sito web della casa di produzione, conoscere le ultime novità tramite attraverso smartphone, …. E’ ovvio che ciò che avviene attraverso gli smartphone è maggiormente interattivo e dunque l’esperienza è più coinvolgente. Ora, ci domandiamo: non vorresti un’agenzia capace di gestire tutta la comunicazione su tutti i canali raccontando la tua storia? Ora puoi capire perché il nostro claim recita “Raccontiamo il tuo mondo”. Tutto ha valore.

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