Articoli

Come ogni anno scriviamo la nostra letterina a Babbo Natale iniziando, con “Caro Babbo Natale, fa che gli imprenditori non ci chiamino anche quest’anno un minuto prima della mezzanotte per mettere in piedi la strategia delle festività…”

Quest’anno aggiungiamo anche un’altra preghiera sperando che gli imprenditori, anche i piccoli, anzi soprattutto i piccoli – perché i grandi sono ormai convertiti – orientino le loro strategie verso scelte sagge!

Vediamole!

Pima cosa: è necessario coinvolgere il pubblico che non significa scrivere i post su facebook terminandoli con il punto interrogativo! Significa coinvolgere clienti fidati. Se gli imprenditori, per intenderci, non forniscono alle loro agenzie i clienti dell’entourage più stretto e partecipativo, il gioco non funziona! Se gli imprenditori non capiscono che gli influenzatori sono fondamentali per spingere l’impresa perché ben il 69% degli utenti legge le loro opinioni, il lavoro dell’agenzia diventa TITANICO!

Quindi, la prima richiesta della letterina è quella di avere un rapporto stretto influencer/advertiser!

Seconda cosa: storytelling! Anche questo è un concetto più volte da noi ripreso e riguarda la narrazione dell’azienda da vati punti di vista. L’imprenditore metta la sua faccia e racconti perché è in grado di soddisfare i clienti, ad esempio. Emozioni, informazione e intrattenimento. Ecco cosa serve.

Terza ed ultima cosa: creare una strategia personalizzata! Il Target non basta più. Serve solo per una primissima scrematura, poi è necessario dare del TU al cliente, chiamarlo per nome, offrire un’opportunità appositamente creata ed infine misurare il successo dell’azione e programmarne IMMEDIATAMENTE un’altra…

Caro Babbo Natale, fa che quest’anno gli imprenditori non pretendano di far soldi con due post su facebook e fa che comprendano che se il marketer dà un indirizzo e questo viene modificato in corso d’opera, non si ottengono i risultati attesi. A buon intenditor poche parole, altrimenti…che continuino con il cartellone, il messaggino e il post su facebook, senz’altro saranno realizzate grandi cose!

wedding dresses NZ

Ormai sappiamo quanto sia importante raccontare una storia, da vari punti di vista, usando più canali contestualmente e con formule editoriali sensibilmente diverse, ed ora veniamo alla sfida quotidiana di chi fa redazione: raccontare una storia su una pagina web!

Intanto, ognuno di noi, sperimenta la navigazione verticale (peraltro noi l’abbiamo anticipata nel 2013 proprio con questo sito sul quale ci troviamo) con il parallax effect. Ognuno di noi, fa chilometri con il proprio indice per scorrere la pagina verso il basso e per catturare il senso di una lettura più velocemente possibile, tentando di arrivare alla fine.

La questione è talmente importante che… arriva lo Scroll-o meter, un’estensione di Crome che conta i passi compiuti sul Web! Quando si installa tiene conto dello schermo e delle sue dimensioni e porta il rimo di navigazione. Incredibile, vero?

scrollometer

Con il concetto di scroll, arriva quindi lo scrollytelling, la risorsa principale della scrittura esplicativa digitale che, oltre ad essere servente per le politiche di #ArticleMarketing, serve a segnare, “come se fossimo in una maratona” [cit] traguardi importanti di lettura. La sfida oggi è: raccontare una storia in una pagina Web. La storia riguarda un prodotto, un servizio, oppure semplicemente un fatto. L’importante è la narrazione.

Ovviamente, tanto più è interessante il racconto, tanto più è facile che l’utente giunga alla fine per cui è davvero INUTILE e DANNOSO, fare introduzioni chilometriche per ribadire milioni di truisimi, per poi non dare, alla fine della pagina, ossia alla fine della “storia” un contenuto vero. Cosa sono i truismi? Verità. Ad esempio, una redazione che parla di nozze, anticipa il contenuto interessante (laddove per interessante, si intende qualcosa di nuovo e punti di vista che potenzialmente possono arricchire il patrimonio informativo dell’utente), con un truismo, ossia con una sensazione sicuramente comune a tutte le spose che stanno leggendo l’articolo. Alcune redazioni – anche importanti – rendono questo preambolo lunghissimo e poi finiscono per introdurre la pubblicità (ma prima o poi le spose capiranno quali sono gli articoli farlocchi, detto fra noi).

Ora, tornando al nostro racconto, vediamo quali sono i presupposti per scrivere una buona storia: lunghezza. Gli utenti vogliono, o meglio preferiscono, articoli lunghi. State strabuzzando gli occhi? Eh già sembra strano, ma in realtà è facilmente intuibile capire perché. Molti anni fa, nei primi anni del 2000, le redazioni migliori erano quelle che sfruttavano ipertestualità. In buona sostanza veniva suggerito il principio, secondo cui, “chi vuole approfondire clicca”. Oggi no. La velocità è tutto e quindi è meglio dir tutto, in una sola pagina, così l’utente “scrolla” e capisce dove sta il contenuto anticipatore, la notizia vera e l’approfondimento e sa benissimo che alla fine può anche saltare sulle leziose parole anticipatrici della pubblicità, leggendo direttamente il nome dell’azienda che vende quel determinato prodotto o servizio.

(inciso doveroso: anche le leziose parole anticipatrici della pubblicità lasciano il tempo che trovano perché si sa, quasi il 70% delle persone acquista dopo aver letto recensioni vere e il 22% di queste non acquista per una sola recensione negativa).

Torniamo a noi…

La lunghezza è gradita, e tanto più la scrittura è particolareggiata, tanto più vince, ma la sfida non è solo della redazione che pazientemente trova le giuste parole, calibrando ironia, spessore e novità, ma anche del grafico che dovrebbe sistemare “con giustizia e giustezza” le immagini all’interno di un contenuto e dovrebbe aiutare il redattore ad individuare le parole da grassettare per poter aiutare la lettura, da un punto di vista estetico. Se l’articolo è tecnico poi, l’interruzione con immagini o video esplicativi, è doverosa per creare la “scrittura” ad imbuto dal concetto generico a quello più specifico. Speriamo che questa lettura sia stata a prova di “scroll” e che i clienti della nostra azienda comprendano il valore della nostra redazione che compone articoli tecnicamente validi, anche dal punto di vista della lunghezza! 😉

Dopo la pausa estiva del nostro blog, riprendiamo con un concetto relativamente nuovo (2006) che i veterani già conoscono e che magari applicano (esplicitamente o implicitamente) nelle loro gestioni quotidiane.

Perché ne parliamo? Per raccontare come funziona il social media marketing (ma non solo), affinché sia chiaro (qualora ancora non lo fosse) che ogni azione ha un peso e che per questo è preferibile scegliere un’agenzia che si occupa di gestire tutta la comunicazione per ottimizzare e massimizzare gli investimenti in comunicazione digitale.

In italiano è narrazione trasmediale. Lo dice il termine. Una forma di racconto che, attraverso vari tipi di media, perfeziona l’esperienza dell’utenza. Che paroloni, direte! Ma non è vero. Pensiamo. Quando vediamo una pubblicità, distribuita su canali diversi o in format diversi, non individuiamo sempre lo stesso “punto di entrata” per immergersi in quella narrazione? Sì, certo. La domanda è retorica, ma vediamo come applicarla e…dove applicarla! Si basa sulla ipersocialità (lo specifichiamo qualora qualcuno avesse ancora dubbi sui riflessi sociali dei social – bel gioco di parole – nelle nostre vite, laddove un soggetto si interfaccia direttamente con la produzione principale).

Studi e approfondimenti hanno consentito di individuare e ritoccare i principi del transmedia storytelling tra cui c’è la penetrabilità, cioè la voglia di un utente di saperne di più, la continuità, cioè una coerenza tra i contenuti che costruiscono una storia e la spalmabilità che non è la viralità. Perché la viralità lascia pensare che il contenuto si diffonda senza controllo, diversamente dalla spalmabilità che coinvolge il pubblico in modo attivo, l’estraibilità cioè la capacità degli utenti di estrarre dalle informazioni apprese contenuti da portare nei loro mondi. La cosa principale, in ogni caso, in questo scenario è la costruzione di una storia che si articola in varie fasi e che viene raccontata da vari media con differenti approcci… C’è la trama principale e dei retroscena che fanno scoprire altre sfaccettature di quella storia e ci sono le persone che fanno proprie quelle esperienze.

Qualche esempio? I Pokémon (gioco e film) e i reality games.

arriva-pokemon-go-disponibile-su-android-e-iphone

Perché raccontarvi tutto ciò? Un’agenzia di comunicazione cosa credete che faccia? Non costruisce una storia e la distribuisce su diversi canali con diversi approcci per portare all’acquisizione di un’esperienza personalissima per il fruitore?

Ora, ci domandiamo, non vorresti conoscere quale potrebbe essere la traccia per narrare la storia e la vita della tua impresa? E quali retroscena immagi per raccogliere intorno alla tua esperienza una partecipazione attiva da parte dei tuoi clienti? Scoprilo. E’ il momento.

Precisazione: transmedialità non è crossmedialità. Transemiale è un universo unico raccontato sul web, sul catalogo e ovunque. Tutti gli elementi compongono una storia che però è accessibile anche attraverso microcontenti autoconsistenti. Questa forma di narrazione raggiunge un pubblico appartenente a luoghi diversi: lo spettatore può scoprire la storia, per esempio sul sito web della casa di produzione, conoscere le ultime novità tramite attraverso smartphone, …. E’ ovvio che ciò che avviene attraverso gli smartphone è maggiormente interattivo e dunque l’esperienza è più coinvolgente. Ora, ci domandiamo: non vorresti un’agenzia capace di gestire tutta la comunicazione su tutti i canali raccontando la tua storia? Ora puoi capire perché il nostro claim recita “Raccontiamo il tuo mondo”. Tutto ha valore.

step3-storytellingtool-e1448616701571-300x250