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Ne hanno parlato tutti, belli e brutti, saggi colti e tipi da bar! Se ne parla ovunque, forse più dei test di Pyongayang che anzi è diventato protagonista di foto fake su facebook sdrammatizzanti che lo ritraggono con un mega buondì motta, al posto di un missile balistico. Non male! Non male davvero!

Questo costituisce per noi (ma anche per sapienti prof ed esperti) una best practice, tutta da studiare e da imitare. Qual è la lezione? Oh non di certo anche noi ci fossilizzeremo sull’eticità della storia e sulla rottura dello schema familiare tutto cuori e attimi di serenità (nella giungla o in città). La lezione che più ci appassiona, in realtà è quella che riguarda lo story telling (Non lo story telling che riguarda la visualizzazione di contenuti in modalità verticale, ma quello inteso come racconto di un brand su diversi canali).

Ricostruiamo. La Saatchi & Saatchi ha realizzato uno spot in tre puntate, ironico e decisamente fuori le righe. Una bambina reclama una colazione leggera e invitante e la madre, il padre e il postino avanzano una scommessa perché una colazione così non può esistere, ma… zac! Ultime parole famose: la mamma viene sotterrata da un asteroide!

Sono state create anche 3 canvas dedicati ai soggetti mamma, papà e postino, che permettono agli utenti di immergersi nelle scene dello spot in stile cartoon, e 3 creatività ad hoc che permettono agli utenti di interagire e divertirsi con il contenuto social, ma… dove si è sfogato il popolo italiano? Sulla pagina facebook!

I social media manager di Motta non aspettavano altro e forse anche perché a Natale 2016, sempre con uno spot realizzato da Saatchi & Saatchi, si parlava di panettone fatto come sempre con burro, uova e farina senza, tofu e seitan “sfottendo i vegani” che si riversarono arrabbiati sulla casella di posta perché non c’era la pagina dedicata. Insomma questi spot ironici contro vegani, grillini e antivax tutto sommato non fanno male all’azienda e non rappresentano epic fail, ma quanto piuttosto un win epico, laddove i vegani, tutto sommato non diventeranno mai clienti Motta e laddove i tradizionalisti si sentono rafforzati nelle loro convinzioni!

Ma veniamo allo spot dell’asteroide. Motta fa parlare di sé e lo fa con stile! Guardate un po’ le risposte sui social! Sono grandiose! Assolutamente coerenti con lo stile “sferzante”. Sono ironiche e…pronte. Sì, pronte! Preparate (forse) di pari passo con lo spot! Insomma un esempio straordinario. Ne parlano tutti e i commenti sono gestiti divinamente bene!

Come ogni anno scriviamo la nostra letterina a Babbo Natale iniziando, con “Caro Babbo Natale, fa che gli imprenditori non ci chiamino anche quest’anno un minuto prima della mezzanotte per mettere in piedi la strategia delle festività…”

Quest’anno aggiungiamo anche un’altra preghiera sperando che gli imprenditori, anche i piccoli, anzi soprattutto i piccoli – perché i grandi sono ormai convertiti – orientino le loro strategie verso scelte sagge!

Vediamole!

Pima cosa: è necessario coinvolgere il pubblico che non significa scrivere i post su facebook terminandoli con il punto interrogativo! Significa coinvolgere clienti fidati. Se gli imprenditori, per intenderci, non forniscono alle loro agenzie i clienti dell’entourage più stretto e partecipativo, il gioco non funziona! Se gli imprenditori non capiscono che gli influenzatori sono fondamentali per spingere l’impresa perché ben il 69% degli utenti legge le loro opinioni, il lavoro dell’agenzia diventa TITANICO!

Quindi, la prima richiesta della letterina è quella di avere un rapporto stretto influencer/advertiser!

Seconda cosa: storytelling! Anche questo è un concetto più volte da noi ripreso e riguarda la narrazione dell’azienda da vati punti di vista. L’imprenditore metta la sua faccia e racconti perché è in grado di soddisfare i clienti, ad esempio. Emozioni, informazione e intrattenimento. Ecco cosa serve.

Terza ed ultima cosa: creare una strategia personalizzata! Il Target non basta più. Serve solo per una primissima scrematura, poi è necessario dare del TU al cliente, chiamarlo per nome, offrire un’opportunità appositamente creata ed infine misurare il successo dell’azione e programmarne IMMEDIATAMENTE un’altra…

Caro Babbo Natale, fa che quest’anno gli imprenditori non pretendano di far soldi con due post su facebook e fa che comprendano che se il marketer dà un indirizzo e questo viene modificato in corso d’opera, non si ottengono i risultati attesi. A buon intenditor poche parole, altrimenti…che continuino con il cartellone, il messaggino e il post su facebook, senz’altro saranno realizzate grandi cose!

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Dopo la pausa estiva del nostro blog, riprendiamo con un concetto relativamente nuovo (2006) che i veterani già conoscono e che magari applicano (esplicitamente o implicitamente) nelle loro gestioni quotidiane.

Perché ne parliamo? Per raccontare come funziona il social media marketing (ma non solo), affinché sia chiaro (qualora ancora non lo fosse) che ogni azione ha un peso e che per questo è preferibile scegliere un’agenzia che si occupa di gestire tutta la comunicazione per ottimizzare e massimizzare gli investimenti in comunicazione digitale.

In italiano è narrazione trasmediale. Lo dice il termine. Una forma di racconto che, attraverso vari tipi di media, perfeziona l’esperienza dell’utenza. Che paroloni, direte! Ma non è vero. Pensiamo. Quando vediamo una pubblicità, distribuita su canali diversi o in format diversi, non individuiamo sempre lo stesso “punto di entrata” per immergersi in quella narrazione? Sì, certo. La domanda è retorica, ma vediamo come applicarla e…dove applicarla! Si basa sulla ipersocialità (lo specifichiamo qualora qualcuno avesse ancora dubbi sui riflessi sociali dei social – bel gioco di parole – nelle nostre vite, laddove un soggetto si interfaccia direttamente con la produzione principale).

Studi e approfondimenti hanno consentito di individuare e ritoccare i principi del transmedia storytelling tra cui c’è la penetrabilità, cioè la voglia di un utente di saperne di più, la continuità, cioè una coerenza tra i contenuti che costruiscono una storia e la spalmabilità che non è la viralità. Perché la viralità lascia pensare che il contenuto si diffonda senza controllo, diversamente dalla spalmabilità che coinvolge il pubblico in modo attivo, l’estraibilità cioè la capacità degli utenti di estrarre dalle informazioni apprese contenuti da portare nei loro mondi. La cosa principale, in ogni caso, in questo scenario è la costruzione di una storia che si articola in varie fasi e che viene raccontata da vari media con differenti approcci… C’è la trama principale e dei retroscena che fanno scoprire altre sfaccettature di quella storia e ci sono le persone che fanno proprie quelle esperienze.

Qualche esempio? I Pokémon (gioco e film) e i reality games.

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Perché raccontarvi tutto ciò? Un’agenzia di comunicazione cosa credete che faccia? Non costruisce una storia e la distribuisce su diversi canali con diversi approcci per portare all’acquisizione di un’esperienza personalissima per il fruitore?

Ora, ci domandiamo, non vorresti conoscere quale potrebbe essere la traccia per narrare la storia e la vita della tua impresa? E quali retroscena immagi per raccogliere intorno alla tua esperienza una partecipazione attiva da parte dei tuoi clienti? Scoprilo. E’ il momento.

Precisazione: transmedialità non è crossmedialità. Transemiale è un universo unico raccontato sul web, sul catalogo e ovunque. Tutti gli elementi compongono una storia che però è accessibile anche attraverso microcontenti autoconsistenti. Questa forma di narrazione raggiunge un pubblico appartenente a luoghi diversi: lo spettatore può scoprire la storia, per esempio sul sito web della casa di produzione, conoscere le ultime novità tramite attraverso smartphone, …. E’ ovvio che ciò che avviene attraverso gli smartphone è maggiormente interattivo e dunque l’esperienza è più coinvolgente. Ora, ci domandiamo: non vorresti un’agenzia capace di gestire tutta la comunicazione su tutti i canali raccontando la tua storia? Ora puoi capire perché il nostro claim recita “Raccontiamo il tuo mondo”. Tutto ha valore.

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Il mobile marketing risponde ad un’esigenza seria, studiata e analizzata: le persone trascorrono molto del loro tempo attaccate al loro smartphone o ad altri device usati in mobilità, prendono le loro decisioni d’acquisto attraverso questi strumenti e tramutano la decisione d’acquisto in acquisto vero e proprio. Sono 22 milioni gli Italiani che navigano su dispositivi mobili (per non parlare del mondo), di cui il 77% decide e il 44% di questi acquista on line.

Ci sono dubbi? No. Ogni attività che voglia stare al mondo nel tempo attuale, deve rivolgere la sua attenzione al nuovo modello di vita, a quel modello che fa che sì che le persone camminino guardando lo smartphone (e non un cartellone pubblicitario), stiano a tavola leggendo mail e notifiche social (senza neanche degnare di uno sguardo la tovaglietta di carta con sponsor accuratamente selezionati) e che fa sì che si guidi con un occhio sempre attento all’aggiornamento digitale dell’ultimo secondo (anche se pericoloso e vietato! E senza notare che c’è una mega vela pubblicitaria ad un passo).

Ecco: di questo abbiamo parlato anche nell’ultimo blog dedicato ai micromenti di google, cioè frazioni minuscole di tempo durante i quali gli utenti vogliono info sul dato prodotto, magari per comprarlo. E’ qui che dobbiamo farci trovare pronti! Usiamo, per comunicare con il nostro utente e convincerlo a diventare nostro cliente, lo strumento che preferisce: lo smartphone! Il Mobile Marketing usa questo strumento per comunicare un contenuto (video, immagine, testo, info di contatto) in modo completo. L’sms è versatile, veloce e virale. V3.

  • E’ versatile perché è come una pagina bianca, sulla quale scrivere il contenuto che si desidera, con la veste grafica preferita (ricordiamo che il vecchio sms, solo di testo, non dà la possibilità di realizzare alcuna grafica, non è emozionale).
  • E’ veloce perché rapidamente si compone e molto più rapidamente viene consultato.
  • E’ virale perché se il messaggio è carino e offre contenuti convincenti, viene girato e condiviso.

Ecco. Questo è l’sms marketing e…. Ada? Chi è Ada?

E’ il nome di una piattaforma che oltre ad avere le 3V è intelligente! Che significa intelligente? Beh, noi tutti diciamo che una persona è intelligente se è integrata nel suo mondo, se comprende i segnali delle altre persone, se li traduce in fatti che, a loro volta, realizzano azioni mirate verso un obiettivo prestabilito. Ada, come una persona, parla e interagisce con gli utenti connessi (cioè presenti on line, non solo su facebook), comprende le loro esigenze e le tramuta in azioni finalizzate alla vendita e, attenzione, anche alla fidelizzazione. Ada, impostato da un’agenzia turistica ad esempio, comprende che l’utente è in cerca di vacanza, vuol restare in Italia e cerca strutture baby comfort e ha un determinato budget. Ha compreso ben 4 informazioni che cataloga, all’interno di una rubrica incredibilmente completa, abbinandole ad un numero contatto (nome, cognome età e sesso).

Ada può interagire con questi utenti e chiedere se preferiscono il nord o il sud Italia, se sono vegani, vegetariani o celiaci, o chiedere altre informazioni sul gusto.

Come? Attraverso una tecnologia che consente di inviare una landing che si chiama Dinamic Survey cioè che si ricompone, mostrando un contenuto diverso, in base alle risposte! Un miracolo, laddove spesso ci troviamo davanti a persone vere che non cambiano contenuto in base a ciò che noi diciamo, ma che testardamente (o stupidamente?) vanno avanti pacifiche a dir fiumi di parole…

Infine, Ada offre il contenuto desiderato. Come? Attraverso una landing (emotivamente accattivante come la storytelling) che offre la soluzione desiderata confezionandola in modo strepitosamente bello, funzionale e semplice applicando il modello di cui sopra V3.

Se questi punti dovessero essere insufficienti a convincere chiunque (persona intelligente: che cioè abbia voglia di tramutare sforzi in risultati) diciamo pure che la pubblicità su smatphone sta sempre lì, pronta. Sì, pronta: nello smartphone! Non viene strappata come un volantino, non si sciupa con il tempo, come accade alla pubblicità su cartelloni, non finisce chissà dove su facebook. Avete presente quando volete rivedere su facebook un contenuto e scorrete istericamente, ma non lo trovate perché sommerso da centomila altre informazioni che non vi servono in quel momento?!? Allora: da facebook, acquisiamo i dati che ci servono per confezionare il nostro contenuto pubblicitario che porgiamo al momento giusto durante il famoso micromomento e se una pubblicità è interessante (ed è interessante laddove l’utente ha interloquito con Ada), durante il momento dell’acquisto, l’utente trova subito quel contenuto tra i messaggi di smartphone che non si è perduto perché è lì: appunto, pronto!

Vi piace? E il costo? Quanto costa ADA !? Costa molto meno di un cartellone pubblicitario che nessuno vede perché si cammina a testa bassa sullo smartphone, meno di una tovaglietta che viene stracciata… e meno di una vela che nessuno vede anche se ci sbatte contro in macchina… mentre guarda lo smartphone! 😉

Perché la gente oggi trascorre del tempo in Internet? Per seguire le esperienze degli altri (nel 70% dei casi), cioè per vedere un po’ cosa succede, per acquisire informazioni su brand, prodotti o servizi (nel 65% dei casi), cioè per capirne di più prima di un acquisto, per seguire le attività di un brand, per esprimere giudizi su brand e prodotti e per partecipare a promozioni ed offerte (fonte Nielsen SMR).

Fatta questa premessa, possiamo cercare il paradigma ricorrente sul quale si basa ogni comunicazione su internet (specificatamente sui Social Network) e ciò ci servirà per scrivere contenuti di senso e di esporli in modo vincente alla nostra platea che trascorre del tempo in internet.

Avete mai visto il video “Did you know” ?

In tre minuti con un sottofondo musicale molto dinamico, si vede l’evoluzione del Web (ancora) 2.0. Si vede come in poco, pochissimo tempo Internet ha raggiunto la massa critica (cioè quasi tutta la popolazione mondiale –evoluta) rispetto ai media che oggi chiamiamo tradizionali (TV e radio). Il video spiega brevemente come a differenza di TV e radio che sono entrati nelle case 65 anni fa, le nuove tecnologie, con moltissima facilità, siano diventate strumento principale per fare tutto (o quasi). Il video inoltre dice qualcosa di davvero innovativo: oggi i giovani devono abituarsi a lavorare e a fare formazione professionale su strumenti che “ancora devono essere inventati”. Sembra assurdo: abituarsi a qualcosa che ancora non c’è! Il senso è che per essere buoni professionisti bisogna sperimentare strade che non si conoscono in modo diffuso ed essere predisposti al continuo cambiamento delle cose. Oggi (e questo più o meno tutti) lo sappiamo: la vita è un cambiamento costante (e veloce). Oggi è un continuo “pivoting” (per inciso: sulla nostra pagina facebook potete trovare sempre nuovi spunti per comunicare su “piazze” per ora poco conosciute e crearvi una storia più lunga rispetto a chi sbarca in ritardo perché -stupidamente- scettico).

Un altro elemento che emerge dal video è la labilità della separazione tra vita privata e vita lavorativa e questo è un fatto ineluttabile anche per i più “duri d’orecchio” che tentano di proteggere la propria intimità. Spesso chi lavora con me sente spesso frasi del tipo “sabato e domenica e dopo le 18 non rispondo al telefono” in realtà è l’unica fascia che proteggo per leggere, approfondire, scegliere canali e trend. E’ l’unico momento che ho per poter predisporre le esecuzioni della settimana e per poter dedicare del tempo alla famiglia. E’ così. Oggi chi lavora con il Web non si ferma mai. La labilità della separazione non riguarda solo il fatto che il tempo dedicato alla famiglia, sempre più spesso, diminuisca a favore dell’aggiornamento professionale, ma riguarda anche la tendenza attuale a coinvolgere l’esterno nella nostra intimità. Attraverso le pubblicazioni di vita privata si comunicano concetti che avvalorano, creano o accrescono il personal branding. Del resto il personal branding, altro non è che la ragione per cui qualcuno sceglie uno piuttosto che un altro.

Nell’ambito di questo (nuovo) universo fatto di dinamismo (molto spinto e nel futuro sarà ancora più spinto), è possibile individuare le tre parole chiave della comunicazione del social media manager che sono:

lifestream (aggiornamenti di stato sui social network);

following (più contenuti inseriamo, più lifestream – sensato* – facciamo più alto sarà l’interesse che sviluppiamo negli altri e maggior numero di seguaci avremo)*;

engagement (nel momento in cui viene a costituirsi una community è quello il momento di creare attività intorno alla nostra realtà. Bisogna cercare il consenso e poi partecipazione).

Ora, mi domando, Cari Lettori (sperando che tra di voi ci siano molti imprenditori), secondo voi è possibile oggi che un’attività commerciale non sia in piazza? (Intesa questa come Social Network: facebook, e altri).

Secondo voi è possibile che un imprenditore possa gestire autonomamente il suo spazio web? (tenendo conto delle regole, delle opportunità e delle buone pratiche). Avete letto? “Chi lavora con il Web non si ferma mai”, perciò siete pronti a non fermarvi mai e ad aggiungere un altro carico di lavoro, oltre alla conduzione della vostra impresa? E’ possibile che un imprenditore possa diventare comunicatore oltre a pensare al proprio lavoro quotidiano? Qualche anno fa ho pubblicato un’immagine ancora molto attuale. Ci vuole lavoro (tanto lavoro) per poter essere competitivi sul Web oggi. Se volete far da soli, fate pure: i consigli di questa rubrica sono principalmente dedicati ai temerari che vogliono sperimentarsi…Perciò in bocca al lupo!

Ps: dedicato ai nuovi consulenti della MTLook che sono oggi in fase di formazione, usate queste motivazioni per spiegare ai vostri clienti quanto importante sia affidarsi ad un team (di professionisti del settore) per poter gestire in modo vincente il proprio spazio Web! 😉

Note:

*che vuol dire sensato? Cercare argomenti cari ai lettori, significa trattare contenuti di cui tutti parlano.

*alcuni mi attribuiscono grande prolificità di contenuti (il commento si può facilmente cercare sul mio profilo facebook). Tale generosità ha l’obiettivo di creare community intorno ad una realtà.

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Tendenze e applicazioni teoriche ai singoli casi connotano i caratteri degli eventi che oggi, finalmente, vengono organizzati e gestiti in mono tecnico. Da poco (relativamente poco) gli eventi sono entrati nei manuali di marketing perché rappresentano una leva di rilevanza strategica nelle relazioni sociali e perché rappresentano uno strumento versatile e poliedrico per creare e rafforzare rapporti di collaborazione.

Sono importanti gli eventi aziendali perché creano il collante tra colleghi, sono importanti gli eventi per sviluppare sinergie tra stakeholder di mercato e, infine, sono cruciali quelli a scopo pubblicitario. Per questi eventi bisogna essere molto incisivi ed ingegnosi.

Intanto partiamo dalla definizione di eventi. Gli eventi sono avvenimenti solitamente programmati che hanno una durata limitata e che nascono per specifica finalità. Si tratta di manifestazione (solitamente) pubblica resa nota al fine di attirare l’attenzione degli organizzatori e che prevede la partecipazione di pubblico interessato ai contenuti esposti, attratto dalla possibilità di vivere un’esperienza unica (data dall’originalità dell’idea) tendendo al coinvolgimento e all’interazione. E’ fondamentale che ci sia un controllo postumo sull’attività.

In queste poche parole, in effetti, a ben leggerle sono contenuti gli ingredienti principali per realizzare un evento rilevante da un punto di vista commerciale. Tutto questo si basa sulla personalità dell’esperienza. Per rendere unica la partecipazione, questa va resa quanto più possibile personale. In buona sostanza è necessario rendere il nostro ospite protagonista. Come…? Per approfondire vi aspettiamo per parlarne da vicino, ma intanto vi anticipiamo che un evento nella moderna accezione di basa su decisioni determinanti, quali la scelta del tempo e dei tempi, della segmentazione del pubblico, dell’idea originale, sulla creatività e spettacolarizzazione, sulla emozionalità ed emotività, modularità, dinamicità, multimedialità, dissimulazione, benemerenza… e…

molto altro ancora!

Dopo un anno esatto dall’apertura della nostra sede di Avellino, vogliamo fare a tutti voi un utile regalo: renderemo il nostro blog ancora più interessante con la rubrica “I CONSIGLI DI SERENA”

Di cosa si tratta?

Chi ci conosce sa benissimo che MTLOOK è un’agenzia che non si occupa solo di comunicazione ma anche e soprattutto di marketing.

Semplicemente abbiamo deciso di mettere al vostro servizio la nostra esperienza e la nostra conoscenza mirando ad alcune categorie merceologiche che abbiamo studiato a fondo. Si tratta di casi analizzati per rilanciare sul mercato e dare nuovo slancio ad alcune attività che si sono rivolte a noi per superare un momento di difficoltà e avere una ripartenza sul mercato.

Con il nostro blog non vogliamo dare nozioni generiche ma intendiamo parlare direttamente a chi ha una determinata attività: una pasticceria, un’agenzia di assicurazioni, un pub, a chi opera nel turismo, a chi fa gioielli, ecc

Orientare la comunicazione secondo le regole del marketing significa avere dei riscontri concreti; il momento giusto per impostare la strategia vincente per la stagione che verrà, è adesso!

Buona lettura!

Essere carismatici è un dono di natura? Sì, lo è. E tanto più una persona è carismatica, tanto più riesce ad essere socievole. La socievolezza sul web è la Sociability. Quando una persona non è socievole di natura…? Basta affidare la gestione del profilo digitale per trovare la giusta modalità di comunicazione per coinvolgere il proprio pubblico. Studio dei propri fan, parole e tono di voce sono gli ingredienti per realizzare un profilo dal carattere sociability!

Che sia negozio, azienda di produzione, o qualsiasi altro brand non basta esser presenti, ma bisogna rendere concreta la propria presenza! Una volta guadagnati tot fan che ce ne facciamo? Gli facciamo sorbire la nostra pubblicità quotidiana, oppure capitalizziamo il nostro pubblico?

Prima di tutto è necessario profilare e dividere i vostri uditori in fasce, ai quali proporre, per altre vie, contenuti realizzati apposta per loro usando le giuste parole e il giusto tono. Noi lo facciamo: abbiamo aziende che operano nel mercato del #wedding, nel mercato dell’#energia o nel mercato dell’#enogastronomia e per ciascuna categoria, confezioniamo pianificazioni tagliate su misura intervenendo con politiche di comunicazione tarate, dal lezioso al tecnologico.

Fatta la profilazione, bisogna aggregare, come ha fatto, tempo fa, #fordSocial che invitava i clienti a raccontare le loro esperienze e, soprattutto a dire cosa avrebbero desiderato che l’azienda potesse creare per loro. Non solo le persone si sentirono coinvolte, ma piove materiale per conoscere il target in modo insperato. Inoltre,  l’azienda si nutre di nuove idee e nuovi spunti E questa è…un’altra storia che si chiama:  #MarketingCollaborativo.

La crisi convenzionale è l’oggetto conversazionale, un racconto, un video, una foto che in modo progressivo diventa virale fino ad influenzare i pareri della gente. Non si tratta di numeri  o di share: il potere di influenza è un passaparola spontaneo e a volte casuale.

Ne deriva che un piccolissimo passo falso può portare ad incidenti gravi: il PR disaster. Ci sono alcuni casi eclatanti che vanno dal caso Sky, che con una comunicazione non chiara lanciò il programma premium, mettendo in bolletta un euro in più. In rete si scatenò una forte reazione fino a parlare di “truffa ai danni degli abbonati”. Il caso Carrefur  è diventato famoso per il bimbo autistico che durante una campagna promozionale davanti ad uno dei supermercati fu allontanato perché rallentava gli scatti fotografici. I modi della hostess furono davvero sgarbati e la mamma del bimbo, guarda caso una blogger – non di successo, scrisse una lettera aperta alla quale ci fu un riscontro inaudito ed inaspettato.

Possiamo proseguire il con altri casi, ad esempio quello di un mobilificio che incautamente minacciò un suo cliente dopo aver letto un post sul suo blog. Tutta la rete si schierò dalla parte del povero cliente attaccato pesantemente dall’azienda.

Ora, indipendentemente da chi avesse torto o ragione, il mobilificio non ha ancora recuperato la sua brand reputation. Poi c’è il caso Patrizia Pepe che gestì in modo pessimo i commenti ad una foto postata sul profilo facebook (il caso della modella anoressica).

Cosa impariamo da questi casi di studi proposti dalla letteratura del #socialmediamarketing? Che ogni sfumatura, che ogni parola e che ogni gesto è sotto il riflettore e che, anche se tutto tace, dall’oggi al domani, in modo assolutamente spontaneo e casuale un’azienda piccola o grande potrebbe scatenare intorno a sé un caso, che potrebbe diventare eclatante.

Sponsorizzazioni, eventi e, soprattutto gestione della comunicazione on line sono tutte azioni delicatissime che possono portare ad eventi disastrosi, poi difficili da recuperare. Basti pensare che, ancora oggi parliamo di casi avvenuti un bel po’ di tempo fa (dal 2007 al 2012) e che google in questo momento sta indicizzando queste parole che s’aggiungono a quelle dei consumatori delusi.

Affidarsi agli esperti è l’unico modo per gestire la #webreputation e con cifre irrisorie, evitare di affrontare danni gravi.

Ed ora la top5 del PR Disaster 2014 [fonte buzzFeed]

  1. Justin Bieber, cantante, musicista e attore canadese, arrestato a gennaio di quest’anno  per droga e guida senza patente ha diffuso un video aggressivo non controllato e mal gestito dalla sua squadra di PR. Disastro non ancora recuperato.
  2. L’invasione della Russia in Crimea. Il 27 febbraio  uomini mascherati hanno occupato il parlamento di Crimea e alzato la bandiera russa. Da allora la Russia ha ripreso la penisola di Crimea per terra e per mare. E’ nella lista perché la Russia non è riuscita a giustificare l’occupazione alla stampa internazionale .
  3. In uno zoo in Danimarca è stata uccisa una giraffa di fronte a dei bambini [NY Daily News / Via assets.nydailynews.com]. Lo Zoo di Copenaghen ha ucciso un esemplare  sano giraffa di fronte a bambini piccoli per ” scopi educativi” A peggiorare le cose , gli uomini dello zoo hanno alimentato con la giraffa i leoni (di fronte i bambini, naturalmente ). La ragione per uccidere la giraffa? Per evitare consanguineità , ma magari bastava inviare la giraffa a un altro zoo. Perché nella top5? Il team di pubbliche relazioni dello zoo ha fallito miseramente per convincere gli amanti degli animali di tutto il mondo che uccidere questa sana giraffa è stata una buona idea. Hanno aggiunto benzina sul fuoco.
  4. Malaysia Airlines. La Malaysia Airlines ha mal gestito i rapporti con una famiglia che delusa dal comportamento aziendale ha mantenuto accesa l’attenzione dei media con successo visto che il caso è arrivato fino a noi.
  5. Piers Morgan sulla CNN. Piers Morgan è stato licenziato perché creava problemi alla rete per arroganza. La rete non ha reagito bene.

Alessandro Lucchini moltissimi anni fa pubblicò  “Scrivere una fatica nera”. Precursore e maestro per noi vecchi comunicatori, il professore, oggi attivo in “palestra di scrittura” ci insegnò, molto prima che facebook facesse ingresso nelle nostre vite, ad usare sapientemente le parole nella nostra scrittura.

Ci insegnava ad organizzare i contenuti, a canalizzarli verso l’obiettivo finale di comunicazione con coerenza ed abilità, puntando ad affezionare alla nostra penna il lettore.

Nel 2004 fui impegnata nella realizzazione di corsi di scrittura per il web, sotto la direzione carismatica del prof. Stefano Epifani, oggi caporedattore di Techeconomy.it, consulente impegnato su molteplici fronti di rilevanza nazionale e mentore delle nuove generazioni di comunicatori.

Oggi vedo che le indicazioni di massima che già all’epoca venivano raccomandate, prima che Zuckerberg lanciasse il suo “mostro dal fatturato d’oro”, sono ancora valide e le vedo scritte nei libri social media marketing pubblicati con date molto recenti.

Ancor più sorprendente è che le regole che allora applicavamo, e che applichiamo, sono ancor più remote! Provengono dal precursore dei precursori che nel 1985, cioè trent’anni fa quasi, parlava di “pesantezza dell’hardware e la leggerezza del software. La leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la visibilità, la molteplicità sembrano le parole chiave della scrittura per Internet”.

Oggi che anche l’hardware è diventato leggero. La semplicità e la rapidità non sono più elementi consigliati ma sono diventati necessari per comunicare in modo efficace. Come? Con l’uso dei verbi, alleggerendo gli aggettivi, usando bene la punteggiatura, per dare ritmo: una virgola messa o tolta può mettere o togliere energia a una frase. Il punto e virgola va limitato perché annebbia i contorni tra i concetti. I due punti annunciano, promettono, spiegano ed evitano di far ricorrere lo scrittore a parole fiacche. Insomma tutto va dosato per la leggerezza, leggerezza sì ma pur sempre finalizzata. Proprio Calvino, citava, nelle sue “Lezioni Americane”, manuale di scrittura che chiunque s’appresti all’uso dei social network dovrebbe conoscere a campanella, Paul Valéry : “Il faut etre léger comme l’oiseau, et non comme la plume.”. Bisogna essere leggeri come un uccello, e non come una piuma”.

Il concetto è ormai chiaro: in linea generale si scrive per far accettare un’idea. Per far accettare un’idea è necessario usare un tipo di scrittura precisa e determinata, e non una scrittura vaga e abbandonata al caso.

Quindi, la scrittura non deve essere più legata alla sola capacità di “scrivere bene in italiano”, ma assume una funzione strategica nel sistema moderno di comunicazione: oggi, ad una azienda, un post maldestro e inopportuno può costare molto caro.

“La scommessa di chi scrive è quella di coniugare due modelli di scrittura professionale: quello americano, molto pragmatico, fatto di scrittura breve ed efficace, regolato da tanta manualistica e, proprio per questo ad alto rischio di superficialità e semplificazione, e quello europeo, più dispersivo e anarchico ma nutrito da una cultura filosofica e letteraria più profonda” (cit. Lucchini – il mestiere di scrivere).

Ora, se non avete voglia di leggere e studiare i manuali per poter scrivere in Internet, dovete affidarvi a chi, da anni, lo fa senza mai commettere #epicfail.

Lasciate che qualcuno attivi e gestisca il vostro profilo digitale perché le aziende che hanno scelto di essere on line hanno perso, in questo momento di congiuntura tremenda, il 2,4% mentre le aziende off line, il 4,5%. Tirate voi le somme e buon lavoro!